|
|
|
|
|
Articoli trovati, da 1 a 10 su 10 |
|
|
| LAGO DI TOVEL |
| Gruppo del Brenta, m. 1178 |
Anche se ha perso la colorazione che lo rendeva un'attrattiva unica al mondo, questo lago è ancora "un ambiente di suadenti e irresistibili richiami, è poesia potente e solenne, spettacolo singolare e misterioso. In questa sontuosa piega di terra trentina, quando il silenzio dilaga, l'uomo è ansioso del meglio e valica il suo tempo in felicità di respiro". Giuliana Andreotti 1984.
La colorazione rossa era dovuta ad un'alga unicellulare delle Peridinee, il Glenodinium sanguineum. La proliferazione di milioni di individui, favorita nei mesi estivi dalla temperatura, dava luogo a grandi addensamenti di alghe che, spinte dalla brezza, venivano convogliate nel bacino sud-occidentale del lago, provocando una colorazione rosso vivo. Turbative del delicato equilibrio idrobiologico, correlate con eccesso di presenze umane sulle sponde, provocarono la scomparsa del fenomeno, che oggi ammiriamo solo in fotografia. Vorremmo però condividere l'ottimismo di alcuni studiosi che sperano nella riapparizione dell'alga, allorché si saranno ripristinate le condizioni favorevoli al suo sviluppo.
|
Itinerario
Da Tuenno m. 645 in Val di Non si percorre la Valle di Tovel, passando per un'interessante frana di marocche fino a giungere al posteggio poco sotto il lago. Al lago è stato inaugurato nell'estate del 1986 il Centro Visitatori, allestito dal museo Tridentino di Scienze Naturali. Segnaletica per il giro del bacino lacustre, con sentiero in alcuni punti attrezzato. Passeggiata con dislivello insignificante, da compiersi comodamente in un'ora.
|
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 07/10/2003
|
|
| LAGO DI CALAITA |
| Gruppo di Folga, m. 1621 |
La gita offre l'emozione di uno dei panorami più appaganti delle Dolomiti. Dopo aver percorso la Valle del Vanoi, dai ripidi fianchi ove spesso la forza delle acque provoca delle disastrose inondazioni, ci accoglie la valletta alpestre di Lozen, che diventa sempre più aperta, fino ad allargarsi alla testata come un anfiteatro, allietato dalla malga e dal rifugio presso lo specchio d'acqua cristallina. Oltre le acque del lago, si stagliano i diafani torrioni del Cimon della Pala, sottolineati dai profili scuri dei boschi che si perdono nell'orizzonte, in una composizione cromatica di grande effetto. |
Accesso
Da Canal San Bovo nella Valle del Vanoi (raggiunto da Strigno in Valsugana attraverso il passo del Broccon o da Primolano attraverso la Val Cortella del Vanoi) si imbocca la Val Lozen, risalendola fino al ristorante Lozen m. 1250. Si può proseguire in automobile fino al lago, dal quale parte l'escursione proposta, ma a chi ama le piacevoli camminate consigliamo di raggiungerlo a piedi contando sul gradito ristoro offerto dall'alberghetto che lo accoglie sulla riva (in 2 km, ore una, con dislivello di circa 400 m.).
L'escursione porta a San Martino di Castrozza con lunga traversata, seguendo il sentiero n .350 che parte dal lago, tocca la Forcella Calaita poi Malga Crel, diventando poi strada forestale fino a San Martino di Castrozza. Rientro dalla stessa.
|
Quote
Lago di Calaita m. 1621; San Martino di Castrozza m. 1466.
Dislivello
In discesa m. 200 e altrettanti in salita per il ritorno.
Tempi
La traversata dal lago a san Martino di Castrozza richiede circa 3 ore.
|
Difficoltà
Nessuna
Punti di appoggio
Ristorante "Miralago" Calaita m. 1621 sul lago, Malga Crel m. 1577.
|
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 07/10/2003
|
|
| LAGHETTI GLACIALI DEL MANDRONE |
| Gruppo dell'Adamello, m. 2403 |
Un severo balzo di 800 m. porta, dalla Val di Genova, ad una piana di rocce granitiche levigate, in vista della vedretta del Mandrone.
La distesa di morene reca i segni di una glaciazione scomparsa di recente (nelle iconografie di un secolo fa la lingua del ghiacciaio arrivava fino al rifugio Bedole, sul fondovalle).
Sono rimasti nella zona numerosi laghetti glaciali, che riflettono nello specchio luminoso delle loro acque le lontane cime delle Lobbie in delicate, fragili immagini che il vento dei ghiacciai presto sconvolge.
Prima di giungere ai laghetti, una gradita sosta al rifugio Mandrone, posto su un balcone solatio, sempre affollato da comitive eterogenee e festose di turisti, che si mescolano agli alpinisti che effettuano affascinanti salite e traversate nell'Adamello.
Tra tanta bellezza della natura, un'umile testimonianza di un crudele passato dell'uomo: resti di fortificazioni del primo conflitto mondiale e un piccolo cimitero di guerra, di fronte alle nevi eterne, con le lapidi mute nei loro nomi ormai scoloriti, che diventano oggi eloquenti moniti di pace.
|
Accesso
Da Pinzolo in Val Rendena. Si percorre la Val di Genova con l'automobile o con servizio navetta fino al rifugio Bedole. Di qui il sentiero n.12 porta a superare un erto zoccolo, poi, con panoramica traversata, fino ai resti di opere militari e al piccolo cimitero di guerra poco discosto dal sentiero, indi in breve al rifugio Mandrone, in prossimità del lago Mandrone e di altre pozze glaciali.
Discesa
Dalla stessa.
|
Quote
Rifugio Bedole: m.1700
Rifugio al Mandrone "Città di Trento": m.2449.
Dislivello
m. 800 circa.
Tempi
La salita richiede 3 ore circa.
|
Difficoltà
Gita di alta montagna che però non presenta particolari difficoltà.
Punti di appoggio
Rifugio Bedole; rifugio al Mandrone "Città di Trento".
|
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 07/10/2003
|
|
| LA GROTTA DI CASTELLO TESINO |
| Tesino, m. 960 |
Il fascino dell'esplorazione speleologica affonda le sue radici nell'inconscio, attrazione - paura del buio e contemporaneamente dal richiamo per l'ignoto. Anche se oggi esploriamo le grotte con tutti i sussidi della cultura e della tecnologia, è sempre questa componente psicologica che spinge "gli alpinisti alla rovescia" a intrufolarsi nelle viscere della terra, nel regno del buio assoluto, con le pupille dilatate a cogliere, nel vago alone di luce delle torce, apparizioni fiabesche di concrezioni cristalline, di orridi inghiottitoi, di cunicoli che si perdono nel buio..visioni tutte che durano l'attimo in cui la luce le fa vivere e che scompaiono poi nell'eterna oscurità. La grotta di Castello Tesino ha una sua storia, scritta sulla pietra dalle unghiate dell'Ursus spelaeus (Orso delle caverne), vissuta nelle sue cavità da audaci esploratori che provarono l'esperienza allucinante di rimanere assediati dall'acqua (23 ottobre 1927).
Il turista, anche se visita la grotta solo per curiosità, ne esce arricchito, perché è entrato in contatto con una delle più affascinanti espressioni della natura.
|
Accesso
È l'unica grotta del Trentino che sia stata attrezzata per la visita dei turisti (se pur parzialmente, perché manca l'illuminazione). Vi si può accedere solo se accompagnati dagli speleologi. Per informazioni rivolgersi alla Pro Loco di Castello Tesino.
Da Castello Tesino m.861 ai Prati Magri, località collegata con la strada del passo del Broccon, con comoda passeggiata, seguendo il segnavia n.388, in circa mezz'ora, con un centinaio di metri di dislivello.
|
Difficoltà
La grotta è percorribile con la guida, che provvede a fornire elmetti e torce a carburo. La visita dura un'ora e mezzo.
|
Nota
Scoperta nel 1927, studiata nel 1952, questa interessante cavità naturale che si apre a quota 960, sulla riva destra del torrente Senaiga, ha uno sviluppo di circa 700 m.
È una grotta di origine carsica, ancora allo stadio giovanile nella parte interna che è percorsa dal torrente; nella parte centrale è fossile e presenta splendide concrezioni: stalattiti, stalagmiti, festoni, canne d'organo che si sono formate per lo stillicidio dell'acqua.
Suggestivi i nomi dati ai vari cunicoli e alle concrezioni più curiose: "Caverna dei pastori", "Inghiottitoio delle vergini", "La Madonnina", "La zampa d'elefante", "Galleria 23 ottobre"…
|
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 07/10/2003
|
|
| I LAGHI DELLA VAL D INFERNO |
| m. 1952-2094 |
Visita a dei limpidissimi laghetti alpini originatisi per sbarramento; le acque riflettono la mole di enormi blocchi di rocce metamorfiche, con un singolare effetto cromatico e scenografico.
"Per chi ha percorso tante montagne giudicate importanti, fermarsi ai laghi dell'Inferno e rimanere senza parole è stato amore a prima vista, come in altri nidi della natura. Qui appare una grande nudità di paesaggio, un tesoro da lento scoprire; tutto è come un malinconico pomeriggio di settembre con i calivi bassi. Non vorresti vedere feste, non gruppi esuberanti. Solo pochi solitari che aspettano il declinare del giorno, non proprio in silenzio, ma lasciandosi pensare, passando le ore a volersi bene, prima di ritornare verso sera alla dolce malga Caldenave e ai suoi prati.
Quando, percorsa la strada boschiva, si arriva in vista di quella seria, forse anche un po’ triste distesa d'acqua bassa, fredda, limpida, trasparente, con quei monti incombenti vicini, appaiono alla fantasia i dinosauri di millenni, mentre sbricioli il cibo per i piccoli tritoni. Chiedo anche a nome loro, di lasciare qualcuno vivere con Leopardi "sovra un rialto, al margine del lago, di taciturne piante incoronato" e godere di questo incanto di natura. Ritornerà certo a casa buono."
Renato Marchi 1986
|
Accesso
Da Strigno in Valsugana si risale la Val Campelle: 4 km circa dopo il rifugio Crucolo, poco oltre la cappella alpina, al ponte sul rio di Caserine (fin qui con l'automobile), si trova la segnaletica con l'indicazione del sentiero n. 332 per Malga Caldenave e n. 360 per i laghetti della Val d'Inferno. Si risale la valle, seguendo il n. 332, fino ad un bivio presso un ponte di legno che supera le belle acque del meandro, poco sotto la Malga Caldenave. Di qui segue la segnaletica n.360 per i laghetti. Si rimonta un'erta boscosa, poi si costeggia il fianco occidentale della cima Orsera e si giunge alla conca che ospita i laghetti. Per salire al lago superiore, si segue sempre il segnavia bianco e rosso fino a superare una ripida scarpata.
|
Rientro
Dalla stessa.
|
Quote
Ponte sul rio di Caserine m.1334; laghetti inferiori m. 1952, 1958; laghetto superiore m. 2094.
Dislivello
m. 700.
Tempi
Dal ponte sul rio di Caserine al bivio vicino alla malga, ore 1. In altri 45 minuti si giunge ai laghetti inferiori. Per salire al lago superiore, si calcoli un'altra mezzora. Totale ore 2,15 circa.
|
Difficoltà
Nessuna.
Punti di appoggio
Malga Caldenave m. 1792. Rifugio "Carlettini" m. 1368, in Val Campelle, raggiungibile in automobile proseguendo per 200 metri circa, oltre il ponte sul rio Caserine.
|
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 07/10/2003
|
|
| BIOTOPO DI SLUDERNO |
| Valle Venosta |
Uno degli ultimi boschi di ontani, che un tempo accompagnavano gran parte del corso dell'Adige.
Un bosco ripale è un naturale regolatore delle acque, perché ne modera la forza durante le piene, garantisce l'umidità del terreno nei periodi di siccità, permettendo così la coltivazione dei campi circostanti. Oltre ad essere utile all'agricoltura, offre pure possibilità di vita a numerose specie vegetali e animali, che in questa oasi trovano l'habitat ideale per il loro sviluppo. Il naturalista ha modo di contemplare, nella vegetazione palustre di bosco, rari uccelli acquatici, insetti variopinti, rettili e anfibi, solo se sa rendere discreta la sua presenza e integrarsi nell'ampio respiro della natura che lo circonda.
L'escursione diventa completa se, usciti dalla frescura di questo bosco e dalla quiete solenne del placido corso del Puni, ci rechiamo a visitare la nobile città di Glorenza, dalla caratteristica cinta muraria e il Castel Coira, ricco di arte e di storia, che domina dall'arido versante sinistro della Venosta.
|
Itinerario
Da Sluderno al campo sportivo, posteggio e segnaletica. Tabelle esplicative nei punti di maggiore interesse. Due sentieri permettono l'esplorazione di tutto il bosco seguendo per un tratto il corso dell'Adige, del Saldura e del Puni. La passeggiata ecologica si svolge in piano, sul fondovalle, senza alcuna difficoltà, in un paio d'ore.
|
Nota
BIOTOPO: un determinato habitat uniforme, distinto dal paesaggio circostante e caratterizzato dalla coesistenza di organismi tipici. Così si legge sul libretto della guida del biotopo di Sluderno (edito dalla Provincia di Bolzano), di cui è consigliabile munirsi per una visita approfondita.
|
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 07/10/2003
|
|
| LE ACQUE CORRENTI |
|
A mantenere vivi i nostri corsi d'acqua, cioè a rifornirli continuamente, provvede sia l'acqua piovana che cade nel loro bacino imbrifero, che è appunto il territorio da cui ricevono le acque, sia quella che proviene dallo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai. Nei periodi piovosi, cioè nella tarda primavera e in autunno, i corsi vengono alimentati più intensamente; ancora più importante però è l'apporto idrico che deriva dallo scioglimento della neve e del ghiaccio in montagna che inizia nella tarda primavera e prosegue per tutta l'estate. Per questo motivo i corsi d'acqua in Trentino hanno un periodo di magra in inverno e uno di morbida in tutto il resto dell'anno, con un picco di massima portata a cavallo tra primavera ed estate.
Seguendo l'avventuroso percorso dell'acqua da un ridente e cristallino ruscello d'alta quota fino al limaccioso e placido fiume del piano, è facile osservare il continuo cambiamento dell'ambiente acquatico. Questa trasformazione è di solito graduale, ma per praticità si può suddividere il corso in ambienti successivi, o zone, secondo il criterio della zonazione longitudinale. Così dopo i ruscelli d'alta quota, nati dalla fusione delle nevi, troviamo i rivi dei ripidi versanti montuosi, quindi i torrenti montani di mezza montagna, poi i torrenti di fondovalle di grandi valli e infine i fiumi pedemontani che scorrono negli ampi e pianeggianti fondovalle delle vallate maggiori.
Vivere nelle acque correnti di alta montagna, fredde, turbolente e povere di cibo, non è certo alla portata di tutti. Ci riescono solo poche specie di Salmonidi. Più in basso le condizioni ambientali diventano adatte anche ad altri pesci e proseguendo ancora si nota un progressivo aumento del numero di specie, dovuto soprattutto alla diversificazione dell'habitat, alla maggior portata, all'aumento della temperatura e del cibo disponibile. Così in un tratto di fiume sufficientemente integro possono tranquillamente convivere anche più di una decina di specie.
Dalla semplice lista dei pesci presenti un esperto può farsi un'idea assai precisa delle caratteristiche del corso d'acqua da cui provengono, poiché ciascuna specie ha le sue preferenze. La cosa funziona ancora meglio se si conosce il grado di abbondanza di ogni specie. Questo concetto è stato usato per suddividere i corsi d'acqua in zone ittiche, basate appunto sulla comunità di pesci che in essi vivono. Così, ad esempio, se si parla di zona superiore della trota fario s'intende senza possibilità di equivoco un certo tipo di ambiente, che comprende i ruscelli di media e alta montagna.
Ogni zona ha delle specie tipiche, che di regola ci sono sempre, e delle specie secondarie, non sempre presenti.
|
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 05/09/2003
|
|
| LA CATENA ALIMENTARE NEI CORSI D ACQUA |
|
Si può paragonare un corso d'acqua a un corpo vivente, nel quale la vita è data dal continuo fluire di energia che viene attinta dal mondo circostante.
Infatti, le innumerevoli forme animali, grandi e piccole, che popolano questo ambiente non avrebbero alcuna possibilità di esistere se il corso d'acqua non ricevesse dall'esterno, e quindi dall'ambiente terrestre, una grande quantità di materia organica. Di cosa si tratta? Principalmente di fogli morte e altri frammenti di piante che arrivano al corso portate dai rivi, ma anche di particelle di origine animale (spoglie di animali, deiezioni, ecc.). Tutto questo materiale rappresenta il cibo per un autentico esercito di piccoli invertebrati che vivono tra i sassi del fondo, specializzati nell'afferrare, tagliare, sminuzzare e infine ingerire le particelle trasportate dall'acqua. Maestri nell'arte del riciclaggio, questi animaletti ripuliscono incessantemente l'acqua dai detriti organici e sono quindi, assieme ai batteri decompositori, i protagonisti dell'autodepurazione biologica dei fiumi e dei torrenti. Grazie ai macroinvertebrati bentonici, in prevalenza larve acquatiche di insetti, la materia morta si trasforma quindi in sostanza viva. Girando le pietre di un torrente si resta strabiliati dalla varietà di questi animali e dalla loro abbondanza, quindi non stupisce affatto che essi rappresentino la base alimentare per la rimanente fauna acquatica, in primo luogo per i pesci. Se l'uomo combina guai e fa sparire dal corso d'acqua i macroinvertebrati bentonici, le sostanze organiche non vengono più riciclate e si accumulano, degradandosi poi in elementi minerali che danno origine ad un diffuso inquinamento organico. È utile ricordarselo, anche perché questi animaletti ci danno un aiuto enorme, concorrendo ad eliminare anche quegli inquinanti organici che noi stessi riversiamo in acqua. Nella folta schiera dei macroinvertebrati bentonici (insetti di svariato tipo, molluschi, crostacei, vermi, ecc.), ogni specie ha le sue preferenze e la sua particolare sintonia con determinate condizioni ambientali. Così la comunità di questi animaletti cambia al variare dell'altitudine, della portata, della temperatura, della quantità di sostanze organiche e così via. Siccome essa comprende molte specie sensibili all'inquinamento, i macroinvertebrati bentonici vengono usati come indicatori della qualità delle acque nell'ambito di indagini svolte con il metodo dell'I.B.E. (Indice Biotico Esteso). Prelevando con un retino gli animali del fondo ed esaminando la comunità raccolta è possibile assegnarle un punteggio basato sul grado di varietà e sull'abbondanza di specie più o meno vulnerabili al degrado dll'ambiente. Il punteggio viene infine tradotto in una delle cinque classi di qualità previste dal metodo.
|
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 05/09/2003
|
|
| LE ACQUE FERME |
|
Con più di 250 laghi e centinaia di raccolte d'acqua minori, il Trentino ha acque ferme…per tutti i gusti. Vasti o minuscoli, profondi o meno, "giovani" o "vecchi", i nostri laghi mostrano una varietà che rende difficile una loro distinzione in categorie. La ripartizione altitudinale è però un buon criterio, perché l'altitudine ha una grande influenza sia sulla temperatura dell'acqua che sulla presenza di sostanze nutrienti e quindi sull'intero sistema ecologico del lago. Così, dall'alto verso il basso, si possono distinguere laghi d'alta quota (quasi tutti in circhi glaciali), laghi di montagna (ad es. Molveno), laghi collinari (ad es. Canzolino) e laghi di fondovalle (ad es. Caldonazzo). Bisogna anche considerare che tutti i laghi vanno incontro a un invecchiamento che li porta con il tempo a trasformarsi in stagni e paludi o torbiere per via dell'accumulo dei sedimenti e dello sviluppo della vegetazione acquatica. I laghi d'alta quota e di montagna, come avviene per le acque correnti, hanno temperature troppo basse e nutrimento troppo scarso per la maggior parte delle specie di pesci. Così solo il Salmerino alpino e la Sanguinerola, e in basso talvolta anche lo Scazzone e il Cobite barbatello, riescono ad abitarli. Nei laghi collinari e ancor più in quelli di fondovalle, le maggiori temperature e l'abbondanza di sali minerali favoriscono lo sviluppo dei piccoli organismi acquatici, delle alghe e delle piante palustri. Ciò moltiplica le possibilità di vita per le diverse specie, che in questi ambienti convivono spesso numerose. |
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 05/09/2003
|
|
| LA CATENA ALIMENTARE NELLE ACQUE FERME |
|
I protagonisti assoluti della vita nelle acque ferme sono un complesso di organismi vegetali piccolissimi (soprattutto alghe unicellulari) che vivono fluttuando liberamente nell'acqua e nel loro insieme prendono il nome di fitoplancton.
Come tutte le piante questi organismi usano l'energia solare per costruirsi il cibo, assorbendo nel contempo sali minerali dall'ambiente esterno: la materia morta viene quindi trasformata in sostanza viva. Il fitoplancton è la base alimentare dello zooplancton, formato da tutti quei minuscoli animali che si lasciano trasportare dalle correnti. Lo zooplancton è a sua volta la componente principale della dieta di molte specie di pesci, i quali sono mangiati dai pesci predatori.
La catena alimentare degli ambienti acquatici non termina con i pesci poiché questi vengono predati anche da altri animali. La selezione naturale attuata dai predatori è essenziale per il mantenimento dello stato di salute dell'ittiofauna. È facile comprendere che tutta la piramide alimentare si sorregge sul fitoplancton, la cui abbondanza dipende dalla quantità di sali minerali disponibili all'assimilazione. Per questo motivo i laghi poveri di sostanze nutritive (sali minerali e particelle organiche), detti laghi oligotrofici, sono anche poveri di pesci. Al contrario nei laghi naturalmente eutrofici i pesci abbondano; se però le sostanze nutritive superano certe soglie, come nel caso di certe forme di inquinamento organico, tutte le specie sensibili scompaiono.
A differenza dei corsi d'acqua, nei laghi di bassa quota e negli stagni abbonda la vegetazione sommersa, che può venire "brucata" da qualche specie parzialmente erbivora oppure, sotto forma di residui caduti sul fondo, va ad integrare la dieta dei pesci detritivori.
|
|
|
|
|
|
|

Data inserim : 05/09/2003
|
|
|
|
|
Articoli trovati, da 1 a 10 su 10
|
|
|
|
|
| |
|